BAMBOOZLED
Da mercoledì 11 febbraio 2026
Per quattro mercoledì di seguito, dall’11 febbraio al 4 marzo compresi, ci troviamo presso la biblioteca di Seriate per vedere quattro film. Proiezione alle ore 21 e a seguire dibattito (e ogni tanto qualche dolciume)
“Il miglioramento dei neri nel corpo e nella mente, nel primo momento della loro mistione coi bianchi, è stato osservato da chiunque, e prova che la loro inferiorità non è l’effetto semplicemente della loro condizione di vita. Noi sappiamo che tra i Romani [..] la condizione dei loro schiavi era molto più deplorevole che quella dei neri nel continente dell’America […]. Ma [..] i loro schiavi erano spesso i più rari artisti. [..] Ma erano della razza dei bianchi. Non è la loro condizione, quindi, ma la natura, che ha prodotto la distinzione”.
Thomas Jefferson
Il titolo della rassegna, Bamboozled, è tratto dal film di Spike Lee, dove il pretesto che avvia la narrazione – non diversamente da come accade in Per favore non toccate le vecchiette di Mel Brooks – è una sorta di cortocircuto, uno scandalo produttivo, che, anziché venire immediatamente affossato, trova respiro e modo di crescere fino al suo concretarsi, sul palco o sullo schermo. Lì era un musical su Hitler, qui la riproposizione dei minstrel show, spettacoli di varietà interpretati da attori bianchi con la faccia dipinta di nero, zuppi di stereotipi razziali e di rappresentazioni denigratorie nei confronti dei neri americani.
I quattro film presentati si muovono all’interno di quel tipo di rappresentazione, stereotipata e denigratoria, di cui i minstrel show non sono che una parte, nel tentativo di evidenziare come questo tipo di rappresentazioni siano sopravvissute molto a lungo, e in alcuni casi perdurino ancora oggi. Non solo: sono e sono state rappresentazioni tanto pervasive da venire in qualche modo a fare parte integrante delle (auto)rappresentazioni da parte dei neri americani. “It’s the only way I can get them to listen to me”, dice il poeta Paul Lawrence Dunbar con riferimento alla necessità, da parte sua, di usare solo ed esclusivamente il “negro dialect” nei suoi componimenti, se voleva avere speranza di essere preso sul serio. Questo assumere su di sé modi, volti, fisicità, parlate decise da altri, questo dover vestire per forza il vestito degli stereotipi razziali per poter essere ascoltati (con l’ovvio dissidio interiore che queste forzature comportano) è uno dei discorsi centrali nei film che andremo a vedere. Tutte e quattro le opere portano la firma di registi afroamericani, e tutte si trovano a dovere fare i conti con il portato degli stereotipi razziali, con il loro essere – l’abbiamo detto – talmente incistati nella cultura da essere trasmessi tali e quali generazione dopo generazione. Non c’è dunque possibilità di prendere voce, se persino la voce deve essere presa in prestito, selezionata da un campionario pressocché immobile. Ancor prima di creare un discorso alternativo a quello dominante, è dunque necessario decostruire quest’ultimo. Questo il compito affidato ai quattro film di Bamboozled, i quali, pur non privi di una loro pars contruens, saranno piuttosto visti nei loro momenti più felicemente distruttivi.
“Per realizzare una nuova teoria”, scriveva Cedric J. Robinson, c’è “bisogno di una nuova storia”. I quattro film in questione non ambiscono certo a realizzare una nuova teoria, ma contribuiscono senza ombra di dubbio a intessere l’ordito di una nuova storia.